Savignano Immagini – le mie riflessioni
Ho trascorso la giornata di ieri a Savignano Immagini – Festival di Fotografia. Una bella manifestazione, secondo me riuscita. Savignano sul Rubicone non è una metropoli, quindi in un paio di ore si riesce a vedere tutto. Pur essendo il tutto molto concentrato non sono mancati gli spunti interessanti. Nel mezzo della giornata ho anche avuto modo di fare il modello face-to-face con una fotografa, mettermi dalla parte “sbagliata” dell’obiettivo. Esperienza molto intensa della quale parlerò in un altro articolo.
Ho girovagato su e giù per la via principale di Savignano per buona parte della giornata. Dedicando più o meno tre ore ad osservare ed ascoltare la parte che se secondo è stata la più interessante: la lettura dei portfoli. Ho visto moltissimi progetti ed ascoltato parecchi esperti dare la loro opinione a fotografi professionisti e non. Tanti progetti personali e tanta creatività. Mentre ascoltavo prendevo appunti con l’iPhone e ho messo insieme un pò di idee e pensieri…
Alcuni editor erano stranieri.
E non mi riferisco solo ai 50 enni, ma anche a ragazzi e ragazze di 25/30 anni. Ho notato come la presenza del traduttore facesse perdere la sensibilità e la profondità delle parole dell’editor. I pochi fotografi che parlavano inglese riuscivano ad instaurare un rapporto confidenziale molto più intenso ed intimo con l’editor. Col risultato di cogliere ogni sfaccettatura della chiacchierata, uscendone sempre più arricchiti di coloro che non lo parlavano. Quindi il mio consiglio per chi volesse vivere di fotografia è: prendete le valigie e uscite dall’Italia per almeno tre mesi.
La frase più ripetuta dagli editor è sicuramente stata “questo lavoro nn è completo”. In generale il consiglio è sempre “o lo ampli o lo tagli”. Molti si sono soffermati sul “tagliare”. Ho sentito pronunciare questa frase da un editor, che mi ha particolarmente colpito:
. A volte una fotografia sbagliata o inserita in un contesto sbagliato non fa altro che sminuire i lavori migliori. Nel dubbio, è meglio scegliere una fotografia in meno, piuttosto che una in più.
Altre frasi che mi hanno colpito sono state ”chissenefrega della tecnica fai qualcosa che emozioni te e il tuo modo di vedere le cose” e ”devi sperimentare”. A volte ci si concentra troppo su parametri, esposizione, filtri, ecc. Usare l’istinto aiuta.
Altre situazioni interessanti le ho viste nella presentazione di libri fotografici e progetti editoriali. Molti fotografi hanno presentato libri senza testo. Fotografie bellissime, ma senza una presentazione. Solo un titolo. Come se fossero le fotografie a parlare. A loro è stato detto che mancava il testo. Se si fa un libro si deve pensare che chi lo prenderà non avrà la possibilità di parlare col fotografo per avere una spiegazione del progetto. Quindi le parole sono importanti, a volte più delle fotografie.
Ho visto progetti all’apparenza banali e semplici da realizzare ma che per scelta tecnica, selezione ed armonia delle immagini risultavano essere delle BOMBE. In senso positivo. I progetti che più mi hanno colpito erano di una semplicità disarmante. Al contrario ho visto progetti la cui preparazione e idea di fondo erano grandiose, il cui entusiasmo era contagioso e la storia che nascondevano era davvero intensa, ma l’esecuzione fotografica era scarsa e ne rovinava l’atmosfera e il significato. Non è sufficiente una grande storia per colpire l’osservatore, ma è necessaria anche la padronanza della fotografia e dell’editing.
Poi mi sono fermato e ho ripensato a tutto quello che avevo visto e l’ho paragonato al sistema nel quale sono inserito io. Alla fotografia stock, alla fotografia commerciale. Ho visto progetti artistici dall’elevatissimo valore commerciale, ma che probabilmente non saranno mai proposti alle agenzie di stock perchè troppo preoccupati al completamente di un progetto che non finirà mai… E non ho sentito nessun editor dare consigli su come monetizzare il lavoro. Quello che non ho sentito e che mi sarebbe piaciuto sentire: consigli e suggerimenti non solo artistici ed espressivi, ma anche consigli e questioni sulla commercializzazione delle fotografie “questo progetto è grandioso, potresti proporlo a…”.
Per fare una critica:
Questa visione così artistica della fotografia è, a mio parere, anacronistica. Questi eventi dedicati alla fotografia dovrebbero porre maggiormente l’attenzione verso coloro che di fotografia vorrebbero vivere, proponendo consigli e strade da percorrere.
Sicuramente torno da Savignano con una certezza. La lomography è davvero Rock On!
More ISO, more fun!
Tags: festival, fotografia, lettura portfolio, riflessioni, savignano immagini
This entry was posted on domenica, settembre 11th, 2011 at 11:05 am
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Mentre leggevo la prima parte del post pensavo proprio che di progetti emozionanti e comunicativi ne ho visti parecchi ma quelli che vendono sono proprio un’esigua minoranza. In compenso c’è molta gente che può criticare, spesso avendone titolo ed esperienza, beninteso, ma mai qualcuno che spenda una parola su come poter lavorare (e quindi vivere) di fotografia.
Sono molto d’accordo con te, come accade spesso!
Ci vorrebbero meno editor e più editori. Forse però il vero problema non sta nella mancanza di imprenditori che premino la creatività dei fotografi ma nella mancanza di un pubblico “educato” ad apprezzare un progetto creativo e magari anche a spendere qualcosa per esso.
c’è chi vive anche senza microstock.
noi vendiamo contenuti e solo in rari casi vendiamo arte.
@franck: e meno male che non c’è solo la fotografia stock! Infatti non è quello che ho espresso. Ovviamente ho pensato che molti avrebbero potuto proporre le loro immagini ad agenzie fotografiche.
In generale quello che NON ho visto è stato dare dei consigli concreti su cosa fare con i progetti realizzati. Mica pretendo che tutti dicano di rivolgersi ad iStock o Getty Images, ma mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno che proponesse una strada, un consiglio. Cosa che non ho sentito in nessun caso.
Il fatto di vendere le fotografie è completamente slegato dall’aspetto artistico. Io mi sento pienamente realizzato artisticamente, anche se le mie immagini vengono vendute. L’arte può essere qualsiasi cosa ed è un argomento molto soggettivo.
“Infatti non è quello che ho espresso. ”
si si..volevo solo rafforzare l’idea
e per fortuna per noi che tutti non fanno microstock…codesti festival mi farebbero bene, forse sveglierebbero il creativo che era in me.
Personalmente trovo che facciano benissimo a stimolare la mente e la creatività, oltre alle interessanti conoscenze che si fanno on the road.
Credo che un Fotografo professionista, e mi sembra sia di questo che stiamo parlando altrimenti le carte in tavola cambiano parecchio, debba curare molti aspetti: la parte artistica è sicuramente uno di questi e forse nel momento in cui si fa il grande salto dall’amatoriale al professionismo diventa talmente difficile e indispensabile acquisire clienti e lavori pagati che almeno nel primo periodo si tende a tralasciare un pò questo aspetto. In soldoni, se facessi vedere ad un cliente “medio” un portfolio che potrebbe aver preso i plausi e l’approvazione di un editor questo probabilmente mi risponderebbe “si ok, bellissimo, ma sai anche lavorare?”
Nel senso che a parte rari casi, e probabilmente salendo parecchio di livello, il cliente medio vuole vedere come lavori e capire che prodotto riesci ad offrirgli, non solo cos’hai nella testa, e questo fatto una persona con i piedi per terra e che vuole campare di fotografia deve per forza di cose tenerlo in conto.
L’abilità credo stia nel trovare la giusta linea di confine: una foto creativa per me deve avere anche un valore “commerciale”, deve si comunicare qualcosa ma essere ben fatta tecnicamente e piacere anche a chi di fotografia non capisce nulla.
E restando strettamente in tema di portfolio, chissà se chi fa le letture pone come prima domanda “a chi è rivolto il tuo portfolio?” Credo che un portfolio vada costruito oltre che con tutti i suggerimenti validissimi che si leggono spesso, tenendo sempre ben presente chi si vuole raggiungere.
Argomento vastissimo comunque e dai mille spunti
Appunto.
Ho sentito fare questa domanda “quale è lo scopo di questo progetto” e spesso la risposta era qualcosa del tipo “trasmettere le mie emozioni, quello che ho dentro”. Ecco.
Grandi idee, ma obiettivi piuttosto confusi.
Come dicevo: un’approccio molto artistico e poco concreto. E tutto ciò è un peccato perchè alcuni progetti meritavano un pubblico molto ampio.
Credo che il problema dello SCOPO sia la mancanza di METODO, ossia di una forma mentis che ragioni per obiettivi
… A me capita spesso di concepire idee, ma filtro subito l’istinto creativo cercando di capire a chi possa interessare un lavoro del genere e soprattutto cosa voglio dire…
Sono daccordo con Alessandro che scrive “Ci vorrebbero meno editor e più editori”, e aggiungo che ci vorrebbero meno “tendenze” e + “linguaggio”…